Giovedě, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

FOLIGNO E BROGLIANO
Il Romitaggio di Brogliano e l’Osservanza
Il beato Paoluccio Trinci da Foligno
Il Convento di San Bartolomeo di Marano
Monasteri di Clarisse
IL ROMITAGGIO DI BROGLIANO E L'OSSERVANZA

IL ROMITAGGIO DI BROGLIANO E L'OSSERVANZA


A e prime notizie relative a questo piccolo eremo francescano, presumibilmente fondato nell’ultimo decennio del sec. XIII nella fitta e solitaria selva di Brogliano, a circa tre chilometri a nord di Colfiorito, esattamente al confine fra il territorio di Foligno e quello di Camerino, risalgono al 1297, anno in cui frate Ranuccio di Francesco, procuratore dell’insediamento, e già fonda­tore di un ospizio per i poveri a Colfiorito, riceveva la donazione di alcuni beni. Ben poco tuttavia si conosce dei suoi primi abitatori, che comunque, sulla base delle poche notizie disponibili, sembrano esser stati, sin dall’origi­ne, particolarmente vicini a quei gruppi di dissidenti francescani, i cosiddetti “Spirituali”, i quali, proponendosi di osservare alla lettera la Regola e il Testa­mento di San Francesco, ed entrando sovente in conflitto con i vertici del pro­prio Ordine e con l’autorità pontificia, fino a porsi ai margini dell’ortodossia, furono spesso oggetto di persecuzioni da parte della gerarchia ecclesiastica.

Quel che è certo è che il romitorio di Brogliano, grazie anche alla sua posi­zione strategica, costituì in più di una circostanza un sicuro rifugio per que­gli “Spirituali” desiderosi di sottrarsi alle persecuzioni e al tempo stesso di man­tenere i contatti con gli altri sostenitori del proprio movimento.

Fra questi vi fu frate Giovanni da Valle (†1351), proveniente dal convento folignate di San Francesco, insediamento noto per la sua vicinanza alle tesi della dissidenza francescana, il quale forse trovò nel piccolo convento di confine, dove sareb­be rimasto sino alla morte, anche un luogo sicuro per sfuggire alla grande in­quisizione ordinata, nel 1334, da papa Giovanni XXII.

A Brogliano trovò rifu­gio, dal momento della sua scarcerazione sino al giorno della sua morte, an­che frate Gentile da Spoleto (†1362), vittima della rinnovata politica intransi­gentemente antispirituale messa in atto dal cardinale Albornoz per conto di papa Innocenzo VI, il quale, annullando i privilegi concessi dal suo predecessore (Clemente VI) a Gentile e ad altri dodici confratelli, pose fine al co­siddetto moto gentiliano. Successivamente, verso il 1368, in corrispondenza di una ulteriore persecuzione nei confronti dei fraticelli, il piccolo convento di Bro­gliano accolse frate Paoluccio Trinci, membro di una nobile famiglia folignate, entrato giovanissimo nel convento francescano della sua città, ed allora redu­ce da una lunga esperienza di volontaria reclusione nella torre del campanile del duomo di Foligno. Avendo ottenuto nel corso di un Capitolo provinciale dell’Ordine, come pretendono alcune testimonianze, il permesso di ritirarsi a Brogliano insieme ad alcuni confratelli, Paoluccio diede ben presto vita ad un movimento semi-eremitico, volto a conciliare la fedeltà alla Regola di Francesco con il pieno rispetto dell’ortodossia, e caratterizzato dalla povertà, dalla preghiera e dal silenzio. Tale movimento venne ben presto riconosciuto e ap­provato da papa Gregorio XI, costituendo così il nucleo originario di quella Osservanza francescana (che il popolo, a causa dei rozzi zoccoli di legno che completavano il povero abito adottato da tali religiosi, denominò familiarmente come ordine degli Zoccolanti) destinata ad una rapida espansione nel territo­rio italiano e, pressoché contemporaneamente, in quello spagnolo.

Le successive vicende del convento e della comunità di Brogliano, che certamente già prima della morte di Paoluccio (†1391) non era più il centro dell’Osservanza, non sono particolarmente documentate, anche a causa della dispersione del suo archivio.

E’ comunque certo che il 16 giugno del 1511, nel corso del suo viaggio di ritorno da Bologna a Roma, vi sostò papa Giulio II, che in tale circostanza, su richiesta del guardiano del convento, frate Onofrio da Foligno, concesse una indulgenza plenaria perpetua nel giorno della festa di San Bartolomeo a tutti coloro che avessero visitato la chiesa dell’eremo.

Dalle poche ulteriori notizie sembra potersi comunque dedurre che nei secoli successivi il piccolo convento, raramente frequentato dai fedeli ed abitato da frati di scarsa cultura, per lo più dediti all’apostolato e alla cura d’anime nel­le parrocchie limitrofe, conobbe un periodo di progressiva decadenza. Sop­presso durante la rivoluzione francese, e quindi definitivamente chiuso con l’Unità d’Italia, l’eremo di Brogliano fu acquisito da privati, i quali tuttavia non seppero impedire il progressivo deterioramento delle strutture conventua­li, fortunatamente sottratte al totale degrado dall’intervento dei padri Somaschi, che nel 1961 hanno acquistato e restaurato l’antico complesso, fortemente lesionato dal sisma del settembre-ottobre 1997.


Paolo Rossi
paolorossi62@tele2.it



 
 



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